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Dunque. Nella vita abbiamo tutti il sacrosanto diritto di lasciare, mollare, rifarci una vita. Ovviamente, non possiamo evitare che l’altro soffra, non possiamo proteggerlo dal dolore che le nostre decisioni e il nostro voltare pagina gli arrecheranno. Però qualche piccola delicatezza, quella si’, si può avere. Non si tratta di mentire, si tratta di non affondare il coltello. Ecco, i social da questo punto di vista, sono una bella cartina di tornasole: hanno portato a galla uno stuolo di esibizionisti sadici che dopo aver mollato mogli, mariti, fidanzati e fidanzate, due giorni dopo, non esitano a passare con la ruspa sulla loro sensibilità postando foto in cui limonano con la nuova fiamma, in cui scrivono pubblicamente dichiarazioni d’amore, frasi con allusioni alla loro scoppiettante vita sessuale e ributtanti, sdolcinati cinguettii che hanno un solo effetto: quello di arrecare ulteriore dolore a chi magari prima di rifarsi una vita ha bisogno di tempo e una delicata ricostruzione emotiva. Ecco, io questa roba qui la trovo ignobile e mi spiace davvero per tutti quelli che ci sono passati o ci stanno passando (io no, ma ho visto cose che voi umani…) . Ma porca vacca. Vi siete rifatti una vita alla velocità di un bosone e siete felici come una Pasqua? Godetevela senza bisogno di schiaffare la vostra felicità e l’occhio languido su una bacheca Facebook o su instagram con i filtri soffusi e i cuoricini da bimbominkia. Il tatto e’ l’unica cosa dovuta a chi soffre per amore. E alla fine di tutto volevo dire a questi sfigati sadici esibizionisti che la ruota gira. E che i prossimi a sentire le budella che che si attorcigliano dopo un giretto su una bacheca altrui potreste essere voi. Ve lo auguro di cuore.

S. Lucarelli.

Rimango della mia idea che l’ostentazione sia una forma di infelicità.
Se poi è legata alle relazioni, mi pare più una ricerca di conferme altrui che una sana condivisione di felicità.

(via mariaemma)

Reblog per il commento

(via ilciospo)

Donne mie che siete pigre,
angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini,
ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore,
possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare vi fa odiare l’amore, lo so)
un amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste
dobbiamo uscire
donne mie,
stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paure.
Dacia MarainiDacia Maraini (via lalberodimelograno)

Mi accingevo a benedire laicamente la lettera pastorale con cui il cardinal Bagnasco invita i fedeli a perdonare i tradimenti occasionali del coniuge, mere emozioni che nulla hanno a che spartire con il respiro lungo dell’amore, quando mi è tornato alla mente il romanzo in cui Carlo Fruttero parla dell’effetto Shanghai. C’è una moglie cornuta che chiede consigli di alta strategia matrimoniale a un’amica. E costei, assai più prosaica del cardinale e di me, si schiera contro il partito del perdono, ricordando come anni prima, in un ristorante di Shanghai, le fosse successo di mangiare delle crocchette di pollo deliziose, salvo poi scoprire che non era pollo ma cane. A parte la nausea immediata, dice, una cosa così ti distrugge anche all’indietro: ma allora cosa ho mangiato ieri, l’altro ieri eccetera? Sempre cane? E mi piaceva pure! Insomma, secondo Fruttero non è possibile ripartire come se niente fosse: l’ombra di Shanghai non ti lascia più «anche se lui un giorno dovesse tornare da te vuotandosi il portacenere sulla testa».

Temo abbia il grave torto di avere ragione. Il tradimento scoperto ammazza la fiducia nell’altro e raramente il perdono compie il miracolo di resuscitarla. Spesso si rimane insieme egualmente, per il bene dei figli e di se stessi, perché ricominciare daccapo è dura per tutti. Ma nulla è più come prima: l’equilibrio magico, magari ipocrita, è spezzato per sempre. La Chiesa fa il suo mestiere quando suggerisce il perdono. Ma qui l’unico che non perdona è l’effetto Shanghai.

Poesia d’amore
Non ti amo, no,
non sei te, la persona giusta
che poi forse neanche c’è, la persona giusta
e non stiamo qui a raccontarcela, dai, che se ci pensi bene neanche te mi hai mai amato,
che se mi avessi amato davvero, ora non la starei scrivendo questa poesia
che dice Non ti amo,
che è una frase che mi hai detto tante volte, te, Non ti amo
e io dovrei farmene una ragione, dici,
che i mesi passano, è meglio che vai avanti
elaborare il lutto, dicono

I lutti, ce ne son di due tipi:
i lutti che uno muore, ciao, e lì non c’è un cazzo da fare,
e i lutti che sei tu, nella tua testa, che devi ammazzare una persona
che invece esiste, cammina, vive
respira
scopa, anche, magari anche bene,
insomma sta sul tuo stesso pianeta, che è intollerabile
specie quando sei sicuro che quella lì è la persona della tua vita, quella giusta
e ogni secondo passato a star lontani
è uno spreco di perfezione
e quindi niente, questa persona qua è viva, lutto un paio di palle
e tu la vorresti accanto nei tuoi giorni belli, e meno belli
e farle capire che con te potrà essere sempre se stessa
e prendere le sue paure e farle piccoline
e dirle le cose senza bisogno di dirle
e tenerla per mano tutta la vita

Te

Tutto questo, se ti amassi, ovviamente
ma non ti amo

Non ti amo, non ti amo
son bravissimo, l’ho ripetuto trenta volte, oggi, davanti allo specchio
e magari uno di questi giorni finirò pure per crederci
e ignorarti farà meno male

http://stark.diludovico.it/2011/01/10/poesia-damore/
Le donne più forti amano i diversi, gli sbagliati, quelli che poi si rivelano incredibilmente giusti. Le donne forti amano i personaggi deboli del loro tempo, ma forti nel futuro. Le donne forti amano fermare i pianti di chi sa. Le donne forti sono forti e glielo puoi leggere addosso. Le donne forti hanno sofferto. Le donne forti non cedono per seguire altri esempi. Le donne forti si creano, ma riescono a distruggersi cercando di capire perché si sono create così. Le donne forti amano le soluzioni difficili, purtroppo capiscono che sono le uniche. Le donne forti amano in modo diverso, amano forte. Le donne più forti il più non lo conoscono, perché il più sono loro.
Erika Moon (via lalberodimelograno)
Occorrono responsabilità e umiltà: insieme. Ecco perché i migliori prodotti delle business schools spesso arrivano a un certo punto e non oltre: non accettano il fallimento, non sanno trarne un insegnamento. “Se tutto va bene, si considerano dei geni. Se le cose si mettono male, la colpa è di qualche idiota, del mercato, delle risorse che mancano”.

Lo studio, in sostanza, è utile; ma non basta. Come ha riassunto Tom Friedman sul “New York Times”: il mondo del lavoro vuole sapere cosa sapete, non dove l’avete imparato.

Severgnini (via virginiamanda)

word

(via aliceindustland)

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